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   Chiacchiere, commenti, punti di vista, annotazioni, discussioni, riflessioni sul mondo reale


martedì, 24 novembre 2009
 

Adagio con gli adagi

Se siete in preda a forti dolori addominali e vi rotolate in terra come un centravanti di vent’anni sfiorato in area di rigore, oppure se camminando a piedi nudi avete appena sbattuto il quinto dito contro uno spigolo e state saltellando sull’altro piede bestemmiando tutti gli dei del pantheon, oppure siete in una qualsiasi situazione di forte sofferenza e arriva uno che vi comunica “in questo momento quasi ottocentomila persone in tutto il mondo hanno il tuo stesso dolore”, voi per caso smettete di rantolare per esclamare “evviva!”? Vi mettete a correre intorno esultando (con solo un lieve zoppichio)?
Non credo.
E allora chi l’ha detto “mal comune mezzo gaudio”?
 

Nozioni di base

Una cosa che una volta (quand'ero ragazzo) mi ha detto una mia amica in vena di confidenze è che alle ragazze piace il sesso, come ai ragazzi.
Questa rivelazione mi aprì un paio di scenari:
quelle che la dànno in giro non sono “troie” (spregiativo) ma semplicemente si accontentano;
non è per scarso interesse nel sesso che non me la davano, ma semplicemente per scarso interesse in me.
A volte sono le notizie semplici che ci mancano, le nozioni base.
 
PS: tanto per rafforzare il concetto, specialmente il secondo, quella mia amica con me non andò più in là della confidenza.
 

Non svegliare l'imbecille che dorme

Gli imbecilli sono imbecilli, e vorrei si sapesse.
Molti imbecilli non fanno scemenze solo perché non sanno come farlo, perché non hanno idee abbastanza imbecilli: sono per così dire imbecilli “in sonno”.
Poi viene fuori una cosa (faccio un esempio: i sassi dai cavalcavia) e degli imbecilli sanno finalmente come esprimere la loro imbecillità.
Così spero che i telegiornali non si accorgano di una “moda” che si vede spuntare qua e là: divertirsi con le biciclette in sosta estraendo la camera d’aria da una ruota. Che bello immaginarsi la faccia del ciclista che trova la bici inutilizzabile! (e magari ha pure fretta, perché la bicicletta è un mezzo di trasporto) Che gusto immaginarselo a ribaltare la bici per la strada per rimettere a posto la ruota! Tutto qui, perché non si capisce quale vantaggio si possa avere, né quale soddisfazione.
Imbecilli.
A me non è successo (ancora no, mi hanno rubato il sellino, mi hanno rubato la bicicletta lasciando lì una ruota, me l’hanno rubata intera, ecc.) ma se ne vedono (anche nella rastrelliera dove lascio la mia), però non diciamolo in giro, lasciamo gli imbecilli senza idee.


lunedì, 23 novembre 2009
 

Quattro postini leggendo le notizie

Il ministro Alfano insiste con il calcolo dell’1% di processi che sarebbero troncati dal decreto “processo breve”.
Ma non spiega come è arrivato a questa cifra. Faccio delle ipotesi:
a) il 99% dei processi già si conclude velocemente (non credo sia così, e poi il decreto sarebbe praticamente inutile).
b) pressati dalla scadenza i magistrati sarebbero più alacri a concludere i procedimenti (posto che il problema sia l’indolenza dei magistrati, gli avvocati dei colpevoli si limiterebbero a ritardare il procedimento con assenze, impegni, richieste di rinvio molto più di quanto facciano adesso).
c) con le maggiori risorse che il ministro Alfano intende dare alla magistratura i processi saranno più rapidi (va bene, facciamo finta di credere che si daranno più risorse ai magistrati: che c’entrano i termini di prescrizione di due anni? Perché di questo si tratta)
d) non so, su due piedi non mi viene in mente altro. Qualcuno, cortesemente, vuole chiederlo al ministro Alfano? Una richiesta di una risposta tecnica, coi numeri, la documentazione, i calcoli fatti: una risposta matematica (dato che 1% è cosa matematica).
 
Berlusconi nominato rockstar dell’anno dalla rivista Rolling Stone. Scommettiamo che non lo capisce che è una pesante presa per il culo? Scommettiamo che se ne vanterà come fosse un complimento?
(“Ironia” è propriamente quella figura retorica per cui si dice una cosa facendo intendere il contrario.)
 
Il ministro Rotondi pensa che la pausa pranzo sia un danno per l’Italia, uno stop.
Io conobbi in una vacanza una ragazza taiwanese che voleva andare a lavorare in Spagna perché lì c’era la pausa pranzo (“vuol dire che la gente sa prendersela comoda, sa cos’è importante nella vita e sa viverla”); io le dissi che la pausa pranzo c’è anche in Italia; questa cosa dovette colpirla perché l’anno seguente venne a lavorare vicino Milano. Ma per una ditta che faceva orario continuato.
(Io dove lavoravo anni fa facevo la pausa pranzo di due ore in ufficio, mangiando sulla scrivania e spallandomi il resto del tempo.)
 
Nello zoo di Napoli hanno aperto un pronto soccorso per peluche.
Così si insegna debitamente che gli animali e gli oggetti in fondo sono la stessa cosa.
Complimentoni!
 

Merito crazia (sì, la merito)

La storia dei contributi dati alle università “migliori” mi fa tornare in mente un ricordo personale.

Il manifesto lo pubblicizzava come “seminario di drammaturgia”, e la drammaturgia mi interessava (a me piace scrivere, si comprenderà). Quando andai alla prima riunione mi trovai a dover fare un provino di recitazione: lo feci e lo superai (avevo già avuto qualche esperienza di palcoscenico, anche se non credo fosse il mio talento). Mi trovai a fare un corso di “espressione corporea” (terminologia molto tipica), pure interessante, e poi a metter su uno spettacolo il cui testo (nelle intenzioni dell’attore/regista) doveva nascere dalle nostre improvvisazioni in prova su un canovaccio (con tecniche di sperimentazione che non sto a descrivervi se non come cervellotiche).

Per inciso è idea diffusa tra gli attori che si possa creare un testo tramite improvvisazioni: non è vero. Può capitare che si limi un testo con il rapporto col pubblico, ma da sé non si crea (anche De Filippo diceva che con l’improvvisazione gli attori possono dire “eh già” ma non molto di più). Fine dell’inciso.

Insomma mi trovai coinvolto nella realizzazione di uno spettacolo “di ricerca”.

Che poi alla fine si appoggiò ad uno scrittore che ci mandava le pagine del copione via via che lo faceva. (Alla faccia della sperimentazione.)

Siccome a quei tempi (ora non ho idea) le compagnie ricevevano sovvenzioni ministeriali in base agli spettacoli e alle repliche messe in scena nella stagione precedente, allora per raggiungere il minimo di repliche cominciammo a fare “prove aperte” (cioè che il pubblico poteva assistere, teoricamente, perché non pubblicizzavamo la cosa e anche se l’avessimo detto a tutti non ci sarebbe – giustamente – venuto nessuno), con alcuni di noi a turno che stavano in platea col biglietto siae.

Allora ho capito che la ricerca di quel teatro “di ricerca” era quella dei “borderò” (e in definitiva dei soldi statali).

Ecco: la storia dei contributi alle università in proporzione ai risultati mi fa venire in mente questo.

 

PS: altre due cose che mi vengono in mente sono l’effetto “monopoly” per cui i migliori potranno migliorare, i peggiori non potranno che peggiorare e anche le “ricerche americane” sulle cose più idiote fatte pur di aumentare il numero di pubblicazioni.



domenica, 22 novembre 2009
 

Comunicazione tecnica

Pare che gli utenti che usano Explorer abbiano problemi a postare i commenti (perché pare che splinder stia implementando la possibilità di inserire video (oltre che immagini) nei commenti, non si sa perché, a cosa servano se non ad appesantire e rallentare il caricamento delle pagine). Pare che per risolvere il problema basti svuotare la cache.
Cioè “Strumenti – Elimina cronologia esplorazioni – Elimina file temporanei di internet”.
Pare.
 

Mi manca Antonio?

Antonio (nome di fantasia per identificare L.) è il mio amico di molti anni fa, con cui poi ci siamo persi di vista e ora non ci frequentiamo più, con cui ci capivamo al volo e avevamo lo stesso senso dell’umorismo, con cui si poteva rilassarsi ma che pure poteva sorprendermi: un vero amico.

Ma poi la vita fa così, ci si perde, e se ci si rincontra ad un centro commerciale si capisce che non abbiamo più molto in comune, più nulla da dirsi.

E allora mi manca Antonio? O piuttosto mi mancano quei tempi e quello che facevamo e che eravamo?

Mi manca Antonio? O piuttosto mi manco io?

 

Camerieri erranti

Quando mangio al ristorante non mi piace che il tizio passi a chiedermi “tutto bene?” (addirittura qualcuno più volte). Mi aspetto che per il suo lavoro capisca se mi va tutto bene da discrete occhiate a come mangio, a come mi guardo intorno, all’espressione che ho. Anche perché come cameriere deve tenermi d’occhio senza farsene accorgere: non voglio sentirmi osservato, ma neanche sbracciarmi per un quarto d’ora per avere dell’altro pane. Il suo mestiere è quello, mica portare quattro piatti su per il braccio: per quello basta una scimmia col carrello.


sabato, 21 novembre 2009
 

La domanda in più

Spesso i giornalisti, che di lavoro dovrebbero fare le domande, mancano di fare quella domanda in più, inaspettata, che mette in difficoltà l’intervistato. Forse al posto dei giornalisti dovremmo metterci dei negozianti.
A me succede sempre che mi chiedano qualcosa che non so: “monofase o trifase?”, “di tipo tedesco o italiano?”, “bianco latte o bianco neve?”, “decimale o in pollici?”, “il tubo che misura ha?”
Non è standard?
“Eh, no: può essere da venticinque, venticinque e due, venticinque e quattro...”
Perché mai il tubo-sella delle biciclette devono farlo di misure diverse? Quanta differenza funzionale ci sarà mai tra un tubo da venticinque millimetri e uno di venticinque e due? Perché in un mondo globalizzato devono restare queste sacche di medioevo?
 

Carta igienica

Noto solo adesso che è passato inosservato, qualche mese fa, il decennale del mio diploma come “addetto antincendio in attività a rischio incendio medio”.
Allora ero in un’altra ditta, ma ora il diploma torna comodo in questa dove lavoro adesso.
Un pezzo di carta e la prevenzione incendi è a posto, il datore di lavoro ha il culo coperto.
Ovvio che io di un corso di otto ore fatto dieci anni fa non mi ricordo assolutamente nulla, e sono utile come operatore antincendio come un nano da giardino. La mia unica speranza è che non succeda mai niente.
Perché la prevenzione pare sia questa: si fa una legge per pararsi il culo in cui si obbliga a procurarsi pezzi di carta, procurarsi pezzi di carta per pararsi il culo. Legislatori, datori di lavoro, controllori, consulenti ci mettono i pezzi di carta, e i lavoratori cosa ci mettono?
 
(come sono diventato volgare!)